
-…Il sole, non più pallido e scialbo come nelle prime ore del mattino, rende più faticoso il tragitto che avevo deciso di effettuare sul vecchio percorso. Una strada serpeggiante che attraversa i monti come una cerniera, contornandoli di curve; un nastro d’asfalto impolverato che, per alcuni tratti, s’interrompe e il fondo stradale diventa bianco e pietroso. Giù nella scarpata il ruscello, alla ricerca del Sele, scorre singhiozzando tra i grossi sassi emergenti dall’acqua; in lontananza, ad intervalli regolari, si sentono i “campanacci” delle mucche al pascolo: è una scenografia d’altri tempi che sembra appartenere ad una realtà ancora primitiva ove il paesaggio incontaminato, tra cornici di selvaggi arbusti e rovi, contribuisce al senso di solitudine e di abbandono. In alcuni momenti, si ha la sensazione d’essere annullati dal metafisico silenzio circostante; poi, all’ultima svolta, come l’incanto in un libro di favole, appare il “paese”. A quella visione, la memoria comincia a proiettare i ricordi di un’infanzia appartenuta ai timidi sogni di ragazzi abituati a chiedere poco: quanta nostalgia per quel gruppo di case fresche d’estate, fatte di mura grigie, screpolate, con qualche crepa e ciuffo d’erba; e quella gente generosa, semplice, vestita ancora con abiti “antichi” …-.
E’ il paesaggio di Laviano, paese materno, una piccolissima cittadina in provincia di Salerno tra i Monti Picentini nell’Alta Valla del Sele, ai confini con la Basilicata, distrutta dal terremoto del 23 novembre 1980, dove Lanzione trascorreva l’estate dai nonni.
Indubbiamente, l’amore per la natura nasce da questa esperienza che, dall’infanzia alla giovinezza, lo conduce nella dimensione dove il luogo naturale diventa luogo mentale. L’astrazione della sua pittura trasforma la natura in uno spazio costituito da velature geometriche su luce e colori regolati da effetti spaziali. Un “paesaggio” non osservato ma vissuto e sentito emozionalmente, dove aleggia lo spirito artistico dell’autore che diventa parte integrante di una natura sublime.
LAVIANO
Lenti rintocchi di campana
anche il tempo denuncia stanchezza
brusìo di voci
giovanili
passi che si allontanano
è già silenzio
Laviano 1979
LAVIANO 1980
Tra lamenti
di cuccioli
impauriti
ombre serali
divennero
buio eterno
Laviano 1981


















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